Generalmente si pensa che l’arte romana sia una copia di quella greca, è errato perché quest’ultima fornisce le basi per una rivisitazione del tutto originale. Le statue romane antiche sono un esempio di come le due arti, seppur con caratteristiche in comune, abbiano sostanziali differenze.

Tra classicismo e realismo

La pittura e la scultura romana uniscono in se due diverse tendenze, il classicismo greco e il realismo etrusco. Il primo si diffonde grazie alle numerose statue romane copie di quelle greche, il secondo, si riscontra specialmente nella ritrattistica. Il lato classico però andò lentamente perdendosi a partire dalla metà del II secolo d.C., momento di decadenza dell’impero, quando si preferisce un linguaggio più aspro e mistico.

Acroliti testa di pietra e corpo di legno

Gli acroliti erano enormi statue romane antiche, con testa, piedi e mani in pietra e il resto del corpo in materiale povero, come il legno, rivestito per celare la struttura interna, di cui sono arrivate a noi sono le estremità. Secondo gli antichi, al loro interno vivevano gli dei, e quindi trattavano gli acroliti come esseri viventi, vestendoli, nutrendoli e adorandoli. Dalla loro conformazione si può presumere che esse rappresentino la fase transitoria tra le statue arcaiche e quelle magistralmente modellate famose nel mondo.

Il realismo estremo dei ritratti

La scultura romana adottò tre generi: il ritratto, la statua onoraria e il rilievo storico. Le statue romane cercavano di essere rassomiglianti il più possibile al soggetto originale, riportando anche i difetti visibili, le espressioni reali, senza apportare nessuna miglioria. Ma è con il ritratto che troviamo la massima espressione artistica. Questi furono largamente usati nel pubblico per esaltazione del merito e nel privato per le stele funebri. Dalle maschere poi si passò ai busti. Se vuoi arredare il tuo giardino o anche il tuo interno con delle statue romane antiche dai un’occhiata alla nostra offerta clicca qui.